L’emozione del saggio di fine anno si scioglie al primo passo di danza
FRANCESCA ROSSO
TORINO

Giugno. Tempo di prove, esami e spettacoli in teatro. Il saggio di danza di fine anno impegna, e a volte terrorizza, migliaia di torinesi: bambine, ragazze, pochissimi ragazzi, insegnanti, genitori. 

Tutti concentrati sul mostrare quanto si è imparato e insegnato nei mesi scorsi: abilità, tecnica, creatività. 

Ma cosa c’è dietro due ore di magia, tutù, prese, salti che conclude un anno di lavoro? Siamo andati alla prova generale di «Il tempo», spettacolo di fine anno della scuola Pas de chat diretta da
Barbara Liotta, sabato alle 20,15 al Grande Valdocco.
A parte le proiezioni a cui Barbara tiene molto, non manca nulla: costumi, acconciature, i corsi dal classico all’hip-hop, un centinaio di bambine e ragazze, qualche mamma dedita agli chignon. Un po’ di tensione.
Cosa è per te la danza? Per Sofia, 10 anni, è «passione». Eleonora, 11 anni, ha le idee chiare: «Mi piace, mi rilassa e mi dà felicità». Per Diletta, 14 anni: «è un modo per esprimermi».
Comincia la prova. Le più piccole sono vestite da topini in tutù con la coda e le orecchie grigie. Aurora ha tre anni, i capelli biondi, un dito in bocca e le lacrime pronte. Francesca piange decisamente. Chiara ha 4 anni e da grande vuole fare la ballerina. Si sistemano in scena, come se stessero dormendo e, sulla musica de «I sogni son desideri», svegliano Cenerentola: Melissa.
Poi danzano le più grandi, dai 9 agli 11 anni. Le bimbe della propedeutica raggiungono le postazioni segnate con il nastro adesivo. Qualcuna sistema il tutù che tira sulla pancia, a una scappa uno sbadiglio, una si morde le labbra. Tutte guardano con un po’ di apprensione le maestre. Le bambine di 7 e 8 anni sono impegnate con la danza delle ore. Il tempo passa da quello dell’orologio a quello interiore al tempo come evoluzione con le ragazze più grandi.
C’è qualche piccola imperfezione: un tutù al contrario, un reggiseno scuro sotto un body chiaro, un ciuffetto di peli sotto un’ascella che sta crescendo, qualche passo in anticipo, qualche espressione tesa. Le insegnanti correggono. Tutto questo stasera non ci sarà più. Solo emozioni, sorrisi e piacere di danzare.

INIZIATIVA «LA STAMPA» ONLINE

La grande stagione dei saggi di danza
Una pagina web li racconta

FRANCESCA ROSSO

Ci sono momenti che si aspettano per mesi o per tutto l’anno. Ci si prepara nei minimi dettagli: tecnica, abito, acconciatura, posizioni e poi tutto vola via in un soffio, lasciandoci un po’ persi, come quando si aspetta una grande festa. Paura, tensione e agitazione evaporano in un attimo, lasciando emozioni e ricordi che restano per sempre. Il saggio di danza è uno di questi momenti. Soprattutto per chi balla. Magari un po’ meno per amici e parenti. Giugno è tempo di esibizioni: sono migliaia le bambine, pochi i bambini, le ragazze, gli insegnanti, le scuole, i teatri e le famiglie impegnate in prove, allenamenti, creazione dei costumi. Dalla danza classica alla contemporanea, dall’afro all’hip-hop, dalla danza orientale ai balli swing o latino-americani. Dai bambini agli adulti che sono giovani ad ogni età proprio perché danzano. «Solo in questo mese abbiamo 12 saggi - racconta Claudia Spoto – del Colosseo – e siamo una grande struttura, i teatri più piccoli ne ospitano anche di più».
Con «Torino, che danza!» La Stampa ci porta a curiosare dietro le quinte dei saggi, fra le prove generali, con gli imprevisti dell’ultimo minuto e l’affanno di fare tutto al meglio, fra migliaia di forcine, spille da balia, fondotinta e mascara, pomate per dare sollievo a muscoli e articolazioni, sorrisi e timori, lividi e brividi di felicità. E lo racconta con immagini e parole sul sito dedicato www.lastampa.it/cronaca/torino-che-danza.
Ma non solo, visto che la passione per la danza coinvolge così tante persone in città, e ogni storia di danza è una storia di dedizione, fatica e meraviglia, disciplina e stupore, siete tutti invitati a segnalare le vostre storie d’amore con la danza e mandare una vostra foto a iodanzo@lastampa.it. È il momento di mostrare agli altri cosa facevate tutte le volte che all’invito ad uscire avete risposto: «Non posso, ho danza».
Chi ha fatto di tutto per far crescere i capelli o per mascherare un po’ di pancetta. Chi si siede e piega sempre le punte dei piedi, anche in tram, per migliorare l’apertura del collo del piede. Chi legge sdraiata sulla pancia con le gambe a rana per migliorare l’apertura delle anche. Chi ha pensato di mollare e poi invece no. Per chi ha seguito il lancio di questo progetto, lo spettacolo di Pas de Chat è andato bene: «Tutto è filato liscio – racconta Barbara Liotta, direttrice della scuola – abbiamo ricevuto molti complimenti. L’unica preoccupazione è fare meglio ancora l’anno prossimo».
@frarossorosso
La Stampa - Torino 7


DANZA copia

DANZA copia 2Copia di DANZA copiaCopia di torinosette-to-2013-09-13-057[1]